Cattedrale e Chiese - melfi

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Cattedrale e Chiese

Cattedrali e chiese

Prima della legge napoleonica le chiese erano localizzate per quartiere in ogni città e contenevano delle cripte dove venivano sepolti i defunti. A seguito di ciò, vennero istituiti i cimiteri ed a Melfi, ove attualmente è insediato il cimitero comunale, si trovava un convento di monaci francescani, i quali trovavano sostentamento dalla produzione di abiti che vendevano alle popolazioni vicine. Il posto era ambito in quanto era uno dei pochi attraversati da falde acquifere. Dopo l'insediamento del cimitero i monaci si trasferirono sul monte Tabor (attuale collinetta dei Cappuccini) di Melfi dove attualmente si trova la chiesa dei Cappuccini portando con loro il crocifisso ligneo che attualmente è esposto nella chiesa. A seguito del terremoto del 1930 che causò la distruzione della chiesa dei Morticelli ubicata in piazza Abele Mancini e della chiesa di S. Anna, lo Stato Pontificio si adoperò per la costruzione di un'unica chiesa, l'attuale S. Anna, la quale conserva ancora sulla facciata anteriore lo stemmo del papato. Di seguito l'elenco delle chiese di Melfi:
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Cattedrale e Palazzo Vescovile

Chiesa del Carmine

Chiesa di Sant'Antonio e Convento

Chiesa dei Cappuccini e Convento

Chiesa di Santa Lucia

Chiesa di Santa Maria ad Nives

Chiesa di San Teodoro

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di Macera

Chiesa di San Rocco

Chiesa del Sacro Cuore

Chiesa dell'Incoronata

Le Chiese rupestri



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Queste sono le chiese ancora tutt'oggi esistenti nella città di Melfi, ma da notizie certe (Melfi e i Francescani Conventuali di Padre Carlo Palestina) le chiese nella città di Melfi erano venti. Cercheremo di dare delle brevi e sintetiche notizie di queste chiese sconsacrate o demolite da catastrofi. In primis come importanza e forse come antichità è la Chiesa di San Pietro che era ubicata all'inizio di Via Normanni, nell'incrocio della biforcazione con la via che porta al bosco Littorio; in essa si svolse il concilio del 1067 e sicuramente anche il primo tenutosi nel 1059 in quanto la Cattedrale ebbe l'inizio della sua costruzione verso l'anno 1076 circa. Si hanno notizie di un'altra chiesa di San Pietro che era alle falde del Vulture dove vivevano i "Benedettini" il cui abate concedette nel 1044 a 23 amalfitani residenti a Melfi il suolo per costruire la chiesa di San Benedetto. Negli anni a succedere alla costruzione della Cattedrale la stessa diventa "Sancti Petri De Giudeis" dato che il rione circostante divenne la "Giudecca", luogo frequentato dagli ebrei di Melfi.

Sicuramente la Chiesa di Sant'Andrea fu costruita nello stesso periodo di quella di San Pietro poichè la chiesa fraternizzava molto tra Pietro e Andrea e venivano chiamate "Chiese Sorelle". Oggi è diventata un'abitazione privata e si conserva ancora in ottimo stato "l'abside". Era arricchita di un pregiato portale romanico come documentato presso il museo del castello. Entrambe le chiese erano volute dalla Chiesa Bizantina mentre a breve distanza, sempre nello stesso quartiere sorgeva la Chiesa di San Dionigi chiaramente voluta dai Normanni sicuramente non per contrastare la chiesa greca bensì per inserire la liturgia latina e conservare vivo il rapporto con la loro terra di origine. La stessa era ubicata nella strada che dalla piazzetta D'Addezzio porta verso la chiesa di San Teodoro; sulla sinistra si può ancora ammirare l'arco di entrata e parte dei locali che formavano la chiesa sono stati adibiti ad abitazioni private.

San Giovanni da Castro era ubicata nei pressi del castello e probabilmente era frequentata solo dai signori che abitavano il maniero. Successivamente venne rinominata e il titolo passò a Santo Stefano e a causa del terremoto del 1694 che la distrusse quasi totalmente venne sconsacrata dall'allora Vescovo Spinelli. La chiesa di San Benedetto di cui abbiamo accennato precedentemente sarebbe sorta nel 1044 dotata di monastero. In questa chiesa gli amalfitani si riunivano per le funzioni religiose ed era anche sede di sepoltura. La chiesa venne donata nel 1076 da Roberto Il Guiscardo al Vescovo di Melfi S. Giovanni Iliceto. Il sito dista una cinquantina di metri dalla piazza nello spazio che cade a metà di via Ronca Battista abbattuta al seguito del terremoto del 1930.

Diamo notizia di altre chiese esistenti delle quali non conosciamo data di edificazione e di scomparsa. In località Via Capanne all'incrocio con la via Foggia esisteva la chiesa di Santo Stefano, la chiesa di San Biagio ubicata nel quartiere che sorge alle spalle dell'attuale Bar Gialloverde di via Ronca Battista. Ricordiamo ancora Santa Maria la Nuova in corso Garibaldi, di cui ne rimane il portale d'ingresso ben visibile e anche ristrutturato. La chiesa di Sant' Agostino che era ubicata nella piazza ove sorge l'attuale tribunale che proseguendo verso il vecchio ospedale, sul lato sinistro andava a formare il convento dei Comaschi. Notizie invece più certe della quale possiamo dare anche cenni storici sono riferiti al convento di San Bartolomeo e al convitto delle suore adesso ubicate (ex carcere giudiziario di Melfi). Secondo gli antichi storici il monastero era stato fondato dallo stesso San Guglielmo nel 1134 il quale ritornando da Bari e facendo parte della curia dei Montevergine, fondò (intitolandoli alle sacre vergini) tre monasteri: uno a Goleto, uno a Venosa e quello di Melfi. I primi due non modificarono il loro aspetto mentre quello di Melfi venne cambiato e dedicato a San Bartolomeo. Nonostante tutti i beni e i territori rimasero di proprietà della congregazione verginiana. Il convento è stato tenuto in attività al solo scopo di curare i beni e gli interessi di loro proprietà anche se aveva una rilevanza storica per il tanto tempo trascorso in esso da San Guglielmo. Nel XVI secolo subentrarono le monache Clarisse detto delle "Chiariste" e vi dimorarono fino al 30 aprile del 1864 quando a causa dell'arrivo nella città del 46° reggimento fanteria guidato dal Generale Alfonso La Marmora che ne prese il possesso dei locali del monastero. L'attuale badessa di cui si conosce il cognome Del Zio dopo una sostenuta resistenza abbandonò il monastero, il quale divenne presidio militare disciplinare fino al terremoto del 1930 quando viene trasformato in carcere mandamentale. Attualmente ritornato al ministero di Grazie e Giustizia è stato affidato al comune di Melfi e vive in un completo stato di degrado e abbandono totale. Dai ruderi della chiesa di Sant' Antonino (Antolino) venne costruito successivamente il complesso conventuale di San Francesco. Nelle vicinanze della stessa veniva svolta ogni anno una fiera cittadini della durata di otto giorni.


 
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