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Fabio Lamorte: sognando la Nazionale

di Giusy Lamorte                                                                                                                               


Era il 19 maggio del 1991 e Fabio aveva quattro giorni di vita quando la Sampdoria conquistò il suo primo scudetto. Oggi, a giudicare dagli eventi sembra proprio che il fato abbia messo lo zampino nella vita di Fabio Lamorte, ex difensore del Melfi, recentemente diventato a tutti gli effetti un gioiellino della Sampdoria dopo esservi approdato la scorsa stagione con la formula del prestito con diritto di riscatto. Un cognome appetito da molti giornalisti ma soprattutto un talento ambito da grandi club di serie A e B, Fabio rappresenta una scommessa vinta per la società gialloverde che da anni fa dei giovani il suo punto di forza. Come Giuseppe Cristiano, protagonista del film "Io non ho paura", anche lui è nato a Foggiano, una delle frazioni del comune di Melfi. Noi della PS2mania, da sempre attenti alla valorizzazione delle risorse locali, l'abbiamo incontrato durante la pausa estiva per conoscere da vicino la storia, le emozioni e i sogni di un altro giovanissimo talento della nostra terra

E' banale chiederti se da piccolo sognavi di fare il calciatore. Invece ci interessa sapere in quali squadre hai militato prima di approdare alla corte dei blucerchiati?

Ho iniziato a giocare in una vera e propria squadra quando avevo circa dieci anni. Nel settore giovanile di Calitri. Ci andavo con mio fratello Agostino. Però non facevamo allenamento andavamo solo per le partite. A quattordici anni sono entrato nel settore "Giovanissimi" del Melfi e nella stagione 2006-2007 ho giocato nella Berretti. Poi l'anno successivo sono andato in ritiro con la prima squadra. L'esordio tra i professionisti è arrivato nella sfida casalinga contro il Catanzaro. In prima ho collezionato quattro presenze, tra cui il debutto da titolare nella partita contro il Gela. Ringrazio Mister Pugliese per avermi dato queste opportunità.

Di certo hai saputo cogliere queste occasioni mettendo in mostra il tuo talento tanto da essere notato da grandi società. Puoi dirci precisamente qual è stato l'iter che ti ha condotto alla Samp?

Sono stato corteggiato da Sampdoria, Torino, Brescia, Genoa e ancor prima anche dall'Udinese. Ma inizialmente il Melfi decise di farmi crescere in prima squadra. L'interesse di queste società mi ha lusingato. Certamente attenzioni di questo tipo avrebbero lusingato chiunque. Giocare in serie A è il sogno di ogni calciatore. E poi sono tutte realtà affermate ma dal primo momento sono rimasto impressionato dall'organizzazione della Samp, che ho conosciuto in occasione del Torneo Allievi Nazionali. E alla fine lo scorso anno sono approdato proprio lì con la formula del prestito con diritto di riscatto. Era quasi sicuro che l'anno successivo sarei stato riscattato e così è stato. Sono molto contento perché sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Ringrazio il Melfi per avermi dato questa grande opportunità. Ora il mio sogno è giocare in prima squadra da titolare. Ma il sogno più grande, quello che ho fin da bambino, è giocare in nazionale. Mi impegnerò al massimo affinché si realizzi.

Naturalmente te lo auguriamo anche noi. Ora mi piacerebbe sapere com'è stato l'impatto con questa nuova realtà. E' stata dura lasciare la tua terra?

Un po' sì, soprattutto all'inizio. Non è facile lasciare il luogo in cui sei nato e hai vissuto per 17 anni. Però l'ho fatto per me stesso. Alla fine anche la mia ragazza, con la quale sto da due anni, ha capito che lo facevo per me. Mia madre era, e in parte lo è anche oggi, preoccupata soprattutto per la vita che ho fuori dal campo perché non conosce bene l'ambiente. Penso che sia normale. Si sa come sono le mamme… Comunque i miei genitori sono venuti spesso a trovarmi e questo rende più felici e sereni sia me che loro. Invece la mia ragazza è venuta a trovarmi a Pescara quando ho disputato un torneo. E' un po' dura però oggi ci sono molti mezzi che accorciano le distanze. Di certo non potevo perdermi questa grande occasione. E'ciò che ho sempre sognato. Riguardo all''impatto con questa nuova realtà devo dire che me l'aspettavo peggio. Pensavo che se la tirassero di più anche in prima squadra. All'inizio stavo chiuso in camera, non uscivo con i compagni di squadra perché sono timido. Però ci tengo a precisare che sono timido fuori dal campo, dentro invece do il meglio di me stesso, mi esprimo al massimo. In seguito ho conosciuto meglio gli altri ragazzi e pian piano ho legato con tutti. Alla fine siamo tutti coetanei e lontani da casa, chi più chi meno ha fatto molti chilometri per raggiungere Genova. Comunque un grande sostegno l'ho ricevuto da Gennaro Del Vecchio, ex giocatore del Melfi e amico di mio zio quando erano piccoli, che ancora oggi è sempre ben informato sul Melfi. Lui è stato come un fratello per me, sempre pronto a consigliarmi e sostenermi. Mi ha sempre consigliato di rimanere alla Samp. Purtroppo quest'anno Gennaro non ci sarà perché è stato ceduto al Catania.

Che ci dici di Cassano?

Lui non lo conosco personalmente. Però è un grande. E' così come appare in tv e sui giornali…anche se a volte si esagera un po' nel dipingerlo in certi modi.

Quali giocatori di serie A ammiri? E per quale squadra tifi?

Potrei fare tanti nomi comunque i miei modelli sono Del Piero e Nesta. Sono Juventino! Della Samp ammiro molto Cassano e Del Vecchio.

Torniamo alla tua vita blucerchiata. Com'è la tua giornata tipo?

Dormiamo a Bagliasco in un hotel. Alcuni in singola altri in doppia. La sveglia suona alle 7. Facciamo colazione e prendiamo l'autobus per andare a scuola. Frequento un Istituto per Dirigenti di Comunità mentre a Melfi frequentavo l'ITIS. Alle 12.30 pranziamo, alle 15 inizia l'allenamento. Dopo usciamo o giochiamo alla playstation. Alle 19.30 ceniamo e poi siamo di nuovo liberi fino alle 23 quando dobbiamo rientrare in camera.

Quali sono le esperienze più significative che hai fatto fino ad ora con i blucerchiati?

Stavo lì da appena due settimane quando sono stato portato in tribuna all'Olimpico in occasione di Lazio - Sampdoria. E' stato emozionante, un'esperienza indescrivibile. Così come pure è stato bello ed entusiasmante quando mi è capitato di allenarmi con la prima squadra. Lo stesso posso dire a proposito del Torneo di Viareggio, dove siamo arrivati pure in finale. Non pensavamo di arrivare fin lì, poi però siamo stati battuti dalla Juve ma va bene così. Non ne abbiamo fatto un dramma. Ogni qualvolta perdo una partita ci sto male ma poi vado avanti. Gli eventi della vita, come il terremoto in Abruzzo, ti fanno capire quali sono le cose realmente importanti. La famiglia e la salute sono sempre al primo posto.

Quale posizione avete raggiunto nella passata stagione?

Nella prima fase, cioè quella a gironi, ci siamo classificati secondi con 51 punti, alle spalle della Juve. Nella fase successiva siamo arrivati agli ottavi di finale, dove siamo stati esclusi dal Palermo dopo aver perso all'andata per 1 - 0 e vinto al ritorno per 3 - 2. A metterci fuori sono stati i due gol messi a segno dai rosanero in casa nostra. Alla fine il campionato Primavera TIM - Trofeo "G. Facchetti" è stato vinto proprio dal Palermo. Noi comunque ce l'abbiamo messa tutta. Ci abbiamo creduto fino in fondo. E credo che questo sia l'atteggiamento giusto da mantenere al di là del risultato.

Come si prospetta la nuova stagione?

A settembre ricomincia il campionato non senza novità. Quella più importante riguarda la partenza di Mister Pea verso la Primavera dell'Inter e l'arrivo di Mister Alfredo Aglietti sulla nostra panchina. Io, come sempre, mi impegnerò per dare il meglio di me stesso. Naturalmente lo stesso faranno anche gli altri. L'importante è crederci sempre senza arrendersi mai davanti alle difficoltà. Di fronte alle sconfitte bisogna sempre voltare pagina e guardare avanti. Io personalmente cerco di farlo sempre e quasi sempre ci sono riuscito. E poi riconosco di aver avuto una grande opportunità e quindi cerco di giocare bene le mie carte. Anche in futuro seguirò questa strada, non ho intenzione di bruciarmi la carriera per qualche bravata come, invece, hanno fatto alcuni giocatori.

Fabio è un ragazzo del Sud con un sogno nel cassetto coltivato nei campetti di Foggiano e concretizzatosi prima nel Melfi ed ora nella Sampdoria. La sua storia e le sue parole ci insegnano che il talento non è sufficiente al raggiungimento di un obiettivo se ad esso non si accompagnano l'umiltà, il sacrificio e la fiducia in se stessi. Nella vita tutti vorremo realizzare un sogno, quello che conta è crederci, credere in se stessi e nelle proprie capacità perché tutto prima o poi arriverà.


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