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Falchi e falconieri, a Melfi la caccia ai tempi di Federico II
di Giusy Lamorte

Eclettico, spregiudicato, condottiero, legislatore, scienziato, poliglotta, letterato: tutto questo e molto di più è stato Federico II di Svevia, l'imperatore tedesco – normanno, che dedicò la sua vita alla costruzione di un grande impero mediterraneo. Suo manifesto politico è il Liber Augustalis, un corpo di costituzioni chiamate "melfitane", perché promulgate a Melfi nel 1231. Il Liber è la più grande opera legislativa emanata da un'autorità laica nel Medioevo e rimase fino all'età napoleonica il fondamento del diritto vigente in tutto il Mezzogiorno.
Di lui sappiamo che durante il tempo libero coltivava la sua grande passione per la caccia con il falcone, passatempo tipico della nobiltà cavalleresca medievale.
La falconeria vanta antiche origini orientali, la sua diffusione in Europa è legata in particolar modo ai contatti con il mondo arabo durante le crociate e ai sovrani germanici, primo fra tutti il nostro Federico II. Per lui rappresentava da un lato una manifestazione simbolica del potere legata a precisi rituali ed alla costruzione di apposite strutture; dall'altro uno svago, o meglio una passione che coltivò per tutta la vita, oltre che un mezzo per conoscere meglio la natura. Si documentò leggendo ciò che fino ad allora si conosceva sugli uccelli e sulla caccia con i rapaci, convocò alla sua corte molti abili falconieri mediorientali e si fece promotore della caccia nel rispetto dei rapaci. Sicuramente non fu soddisfatto di ciò che lesse o seppe dai suoi esperti tanto che iniziò a studiare direttamente il comportamento degli uccelli, fino a raccogliere notizie e dati che gli consentirono di redigere un trattato di falconeria, De arte venandi cum avibus (L'arte di cacciare con gli uccelli), capolavoro della letteratura scientifica medievale e opera di grande importanza storica e tecnica. L'osservazione degli uccelli e la conseguente passione per la caccia con il falcone lo portavano frequentemente a Melfi, oltre che in Capitanata. La scelta del Vulture non è affatto casuale se si considera la particolare ricchezza faunistica del nostro territorio.
Per tutte queste ragioni dal 24 al 26 ottobre si è tenuto a Melfi, come ormai consuetudine, il XV raduno nazionale di Falconeria, evento fortemente voluto dall'Associazione Falconieri "Nino Laviano" di Melfi, e il contributo di altri enti, istituzioni e sponsor. La manifestazione ha avuto inizio nel pomeriggio del venerdì con l'arrivo dei falconieri, provenienti da ogni parte d'Italia, al Castello prima del tradizionale annuncio per le vie della città degli eventi legati a tale appuntamento.
Ricco e vario il programma del sabato, a cominciare dalla mattinata quando nello splendido maniero tutti i falconieri hanno fatto visita ai campi di caccia, appositamente allestiti nel fossato e rigorosamente in stile medievale. Invece nel pomeriggio chiarine, tamburini e vari personaggi di strada hanno accolto nella sua dimora l'Imperatore ed il suo seguito, partiti dalla Porta Venosina e giunti lì per assistere ad un Convegno dal titolo "La realtà delle Cronache e l'immaginario medievale nella vicenda di Federico II". Lo storico melfitano, Enzo Navazio, insieme a letterati e ricercatori, partendo da studi di tempi ed autori diversi, ha analizzato la complessa e straordinaria figura dell'Imperatore, passando attraverso ciò che di vero e di immaginario è stato detto e scritto di lui. In serata il dibattito ha lasciato spazio a musiche medievali e spettacoli di trampolieri, mangiafuoco e giocolieri, che hanno regalato un'atmosfera d'altri tempi in vari momenti delle tre giornate.
La giornata conclusiva ha visto il tanto atteso VIII Torneo degli antichi casati melfitani con diverse prove, tra tiro con l'arco, giostra della quintana, dimostrazioni con il falco ed arte del combattimento, la premiazione e il Corteo Storico. Federico II e la sua corte, falchi e falconieri, crociati, soldati e molti altri ancora hanno sfilato per le vie del borgo antico fino al calar del sole, quando hanno fatto ritorno nelle mura del Castello. Tra i trecento figuranti erano presenti quest'anno anche donne dell'Est e del Sud America e giovani studenti in rappresentanza degli stranieri presenti sul nostro territorio.
Alla realizzazione dell'intera manifestazione hanno contribuito gruppi provenienti da Acerenza, Banzi, Gravina, Casamassima, Montecilfone, Ascoli Piceno, Barletta, Mesagne, Castellaneta, che si sono esibiti in giochi, danze e spettacoli nel corso delle tre giornate all'interno della dimora federiciana.
Stessa location per mostre e stand, dove sono stati esposti riproduzioni di costumi, armi ed armature, annulli filatelici e prodotti tipici dell'enogastronomia, non solo regionale.
Particolare attenzione ha suscitato la mostra di francobolli di Nicola Simonetti, con la quale ha voluto ricordare Biagio Saccinto, suo grande amico e filatelico, scomparso nel 1997, oltre alla collezione di Laviano sulle carte monete italiane.
Nelle viuzze del centro storico, adornate con i rami di castagno, erano presenti anche stand che esponevano prodotti artigianali e gastronomici, tutti rigorosamente "made in Melfi".
Dopo il numero di presenze registrato alla Sagra della Varola, Melfi ha nuovamente ospitato il mercatino delle pulci e dell'antiquariato e la 2ª Collettiva di pittura, quest'ultima a cura dell'Associazione PS2mania Melfi , presente alla manifestazione anche attraverso alcune delle attività ad essa convenzionate. Ricordiamo i deliziosi dolci con la crema di castagne della pasticceria Dol.bi., il pane, le pizze e i biscotti del Panificio di Capobianco.
Un insieme di ingredienti sapientemente amalgamati hanno consentito un record di presenze nel territorio melfitano, regalando un altro successo ad un turismo di stampo culturale. Ospiti d'eccezione del XV° raduno sono stati i discendenti di Federico II da parte della madre, Costanza d'Altavilla.
Ancora una volta, dopo "La Notte dei Briganti", Melfi ha rivissuto un importante frammento di storia, lontano dallo stress del quotidiano.