Il centro Storico - melfi

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Il centro storico




A spasso per la città


Una città oggi moderna e pronta ad essere sempre più al centro della zona di riferimento, come vero e proprio fulcro pulsante, Melfi conserva al suo interno tutto quello che di antico e suggestivo può di certo attrarre un attento turista. Il suo possente Castello, la maestosa Cattedrale con il Campanile e l'annesso Palazzo Vescovile, antichi palazzi, vie e vicoli nel centro storico, angoli da scoprire, le porte della città fortificata di cui sono ancora ben conservate anche le antiche mura, le sue chiese ed anche tanto altro ancora, che cercheremo di svelare in questo nostro breve viaggio attraverso Melfi. A farci compagnia un caro amico, Massimo, conoscitore dei luoghi più belli di questa città che così tanto affascina ogni anno decine di migliaia di persone, italiane e straniere, soprattutto tedeschi, che non resistono al richiamo di Melfi e della sua storia, della sua gente sempre accogliente, di tanti bei posti dove gustare prelibatezze locali e buon vino, lasciandosi affascinare da Federico II che questa città l'amava così tanto da farne sede della sua corte, capitale del suo regno, sede di concili papali e dell'emanazione delle Costituzioni nel 1231 che governavano il regno italo-germanico. Diverse sono le zone che visiteremo, seguendo quelli che sono i rioni che compongono la città nella parte antica e che, ora, vedono Melfi essersi sviluppata soprattutto a Valleverde negli ultimi venti anni e in questi ultimi anni verso la zona detta Contrada Bicocca, con notevole sviluppo abitativo e residenziale con villette uni e bi-familiari e complessi compresi di spazi verdi e servizi.


Quartiere bicocca



La zona più a sud rispetto al centro storico è quella che parte dalla chiesetta rupestre delle Spinelle, che conserva una Madonna del XII secolo; da cui partì la prima crociata e che, attraverso Via Foggia, strada che un tempo era la via che permetteva a Melfi di essere collegata con le città di Puglia e Campania, porta il visitatore a addentrarsi verso il centro. Sulla sinistra si incontra la Fontana del Bagno, antica fontana usata dalle donne per lavare i panni e dagli uomini per abbeverare i cavalli e per far scorta d'acqua quando non vi era nelle case; qui un tempo vi erano anche i bagni pubblici, intorno all'anno 1000 ma soprattutto vi era una delle Porte della città, quella proprio detta "Porta Bagno". Da qui, proseguendo per Via Mulini, dove vi erano un tempo una decina di mulini ad acqua, si può percorrere una sorta di strada extramurale che è dominata dalla possente figura del Castello che si staglia in alto, su di una collina e, proprio girando attraverso un paio di tornanti, si arriva ad un'altra delle porte della città antica. Si tratta di Porta Troiana, costruita dal principe Troiano Caracciolo di cui prese il nome, nel XV secolo e poi, attraverso una stradina laterale ancora più avanti si arriva a Porta Calcinaia, dove vi era la dogana del tempo, ed era la porta che dalla zona artigianale, dove si produceva calce ed argilla (da cui il nome) immetteva da sud nel centro storico e su Via Normanni, via che, ancora oggi, conduce al Castello di Federico II.


Una bella e decisamente interessante scoperta quella del Castello ma, per ora, conviene tornare a Porta Bagno per proseguire il nostro viaggio all'interno di Melfi. Da qui si incontrano Via Fornaci, dove vi erano le fornaci che producevano laterizi e Via Pignatelli dove si fabbricavano le pignatte che erano antiche anfore di terracotta usate per la cottura dei fagioli. Risalendo Via Bagno si arriva in Piazza Abele Mancini * o Piazza Mercato cosi chiamata perché era adibita due giorni del mese, alla vendita su bancarelle, prettamente riservata agli ambulanti, zona che di recente ha subito una radicale modifica penalizzando quanto di utile e di bello il tempo aveva conservato, dalla stessa si può accedere alla villa comunale, grande polmone verde della città sorta completamente su terreno depositato per il riempimento del famoso " vallone di capograsso", poi ecco le Poste centrali, il Municipio con ampio parcheggio, la palestra comunale. La piazza è raggiungibile anche percorrendo la via Foggia in senso antiorario e cosi incontriamo la Fontana del Bagnitello recentemente ristrutturata, si giunge alla Stazione Ferroviaria dove troviamo nel piazzale una fontana di recente costruzione, si gira a sinistra e si imbocca Viale Gabriele d'Annunzio, meta di passeggio nei mesi estivi e si raggiunge la villa comunale. Ora che siamo in centro, si possono percorrere diversi itinerari oppure si può decidere di andare da soli alla scoperta delle mille sorprese che Melfi nasconde. Noi cerchiamo di accompagnarvi, partendo dalla villa per seguire le mura della città. Si prosegue per Via Federico II di Svevia, via dedicata all'illuminato imperatore e con la villa che resta sempre alla destra, si incontrano parte delle mura ancora molto ben conservate e valorizzate di sera con bellissimi effetti luminosi creati da lampade che dal terreno le illuminano per atmosfere miste tra antico e moderno. Poi, eccola, la Porta Venosina, uno dei più bei monumenti di Melfi ma anche la porta, di quelle di cui era dotata la città fortificata, che è meglio conservata. Il suo nome è dovuto al fatto che da lì partiva anticamente la strada che collegava Melfi, attraverso Rapolla, a Venosa, la città natale del grande poeta Orazio Flacco. Dalla Porta Venosina si entra nel quartiere di Sant'Antonio – Santa Maria, che prende il nome da due chiese presenti in questa zona e dedicate ovviamente al Santo Taumaturgo di Padova ed alla Madre di Gesù e di fronte all'arco sono visibili le scale usate anticamente, a piedi o con gli animali, per poter accedere verso il centro della città. A destra, si prosegue su Via Commenda di Malta, via dedicata ai famosi cavalieri che furono presenti anche a Melfi. Troviamo poi Largo Pasquale Ruggiero, Vico Orlando, Via San Francesco tutti caratteristici per arrivare in Largo Sant'Antonio dove si trova la Chiesa del XVI secolo dedicata al Santo di Padova con il chiostro ed un annesso complesso conventuale che ancora oggi ospita alcuni monaci francescani. Qui vi è anche una bellissima porta della città antica, quella di Sant'Antolino ancora molto ben visibile con un arco – ponte attraversabile. Tre gli itinerari che si snodano da qui in avanti: a sinistra si va verso la zona di Santa Maria, girando a destra si sale, percorrendo tutta Via Garibaldi, per arrivare in Piazza Duomo, attraversando l'antica porta ci si trova nella zona dove vi sono i quartieri delle Casette Asismiche e di Chiuchiari.

Proviamo a ripercorrerli tutti, partendo da quello che va verso Santa Maria che è ancora oggi il cuore di Melfi, con il corso principale, detto Via Ronca Battista in onore di un antico bottaio (tale Battista Cesare che con la sua ronca, durante l'invasione francese nella Pentecoste del 1528, uccise molti nemici prima di cadere ucciso a sua volta, per la difesa della città), che è la via dello shopping e del passeggio serale di giovani e adulti. In zona poi troviamo Vico San Biagio, Vico San Benedetto con le sue scalette, Vico Vulcano, ecc che sono tutti vicoli dall'antico sapore, dove si respira il passato e attraversando i quali si vede la vita di tante case a piano terra. A fine corso ecco spalancarsi Piazza Umberto I, con, di fronte, l'antico palazzo che ha ospitato per tantissimi anni il Municipio, e che oggi accoglie la sede di alcune associazioni locali tra cui l'attivissima Pro Loco "Federico II" con annesso Info Point per i turisti. Sempre attraverso vie e stradine che si inerpicano dal corso principale, come ad esempio attraverso Via Spirito Santo, si può ancora raggiungere Piazza Duomo incontrando dapprima il possente profilo del Palazzo Vescovile e poi la bianca Basilica Cattedrale ed il suo Campanile. Allo stesso punto, come detto, si può arrivare da Via Sant'Antonio attraverso Via Garibaldi(27) ma anche portandosi alle spalle della stessa chiesa per entrare, attraverso Via Ferrara e poi percorrendo Viale Savoia, nella zona detta , con un bel po' di casette basse, costruite dopo il terremoto del 1930, che dovevano servire a superare quella che era l'emergenza del tempo e poi sono rimaste e sono diventate una zona piuttosto popolosa. Le due strade che corrono parallele, Viale Savoia che sale verso il centro e Viale Re Ruggero II che poi torna verso Via Commenda di Malta, sono attraversate da una serie di stradine tutte abitate. Si torna verso la parte alta della città incontrando dal basso Piazza Trieste e Trento fino a Piazza Vittoria in cui troviamo la Chiesa di Sant'Anna ed il complesso dedicato alla memoria di Padre Minozzi, oltre a quella che era la Casa del Fascio Littorio ed ora è la sede della Croce Rossa. Ancora, Piazza IV Novembre dove vi sono alcune scuole prima di arrivare alla Piazza che ospita il Tribunale. Da qui si può proseguire a destra, attraverso Via Normanni e la parallela via che termina al Castello, oppure esser presi dalla curiosità ed attendere ancora un po' per percorrere la lunga Via Vittorio Emanuele che si conclude sempre in Piazza Umberto I, trovando sui lati ancora una serie di caratteristici vicoli dopo essere passati davanti al ristrutturato, di recente, Teatro Ruggiero II e del Palazzo Aquilecchia uno dei più antichi con tanti portali e con lo stemma della famiglia, una delle più rappresentative della città, dipinto sotto l'arco del portone di entrata. Da Piazza Umberto siamo nel centro vero della città, con i quartieri di San Nicola, San Lorenzo, San Teodoro e Santa Lucia gli uni vicini agli altri per formare la popolosa zona che si conclude proprio con la collina dove si trova il Castello, all'interno troviamo le classiche "Trasonne" piccole strettoie, la più piccola si trova in via normanni ed è larga solo 39 cm.

E, come non possiamo porre attenzione a delle piccole piazzette denominate "i chian" contornati da abitazioni caratteriste, una volta prettamente abitate da contadini, i piani alti che si raggiungevano con delle scalinate formavano in alto un piccolo ballatoio davanti la porta di entrata, tutto questo veniva denominato " U Mugnal ". Riprendiamo il nostro giro attraverso posti cosi ricchi di fascino e tradizioni e proseguiamo partendo da Via San Nicola, dove vi è una delle antiche chiese (oggi sconsacrata) della zona fatte costruire da Ruggiero II tra il 1130 ed il 1140 (le altre sono quelle di San Lorenzo, di San Teodoro e di Santa Lucia, ancora attive e caratteristiche), si percorre Via San Lorenzo, con di fianco tanti vicoli belli ed interessanti,(25) con nomi di fantasia ed anche che ricordano momenti o personaggi di Melfi del passato. Tra questi, vico Madonnelle, Vico Pendino per la sua pendenza, serie di Vico Belvedere I-II-III ecc, dal quale si scorgeva un bellissimo panorama verso il monte Vulture, Vico Ivrea, Vico Laurenziello, in onore dell'avvocato Laurenziello, Vico Giano che dalla porta Calcinaia sale tra vicoli stretti e dopo aver toccato Vico Grecia si passa in vico Urbino terminando proprio nei pressi del fossato che era da baluardo di sicurezza per il Castello Normanno. A destra di Vico Giano troviamo, Vico Fosso, Vico Pellegrino, Vico Belgioioso e usciamo sulla percorribile anche alle autovetture Via San Lorenzo dall'omonima Chiesa a forma ottagonale, una delle più antiche della città, e si risale per tornare su Via Normanni ai piedi del Castello. Sempre da Piazza Umberto si può salire attraverso Vico Neve, detta così perché vi erano della cantine in passato dove, sotto paglia e sacchi, si conservava la neve prima di esser rivenduta, Vico Doria in ossequio al Principe a cui il feudo di Melfi andò in ricompensa per l'aiuto dato agli spagnoli contro i francesi e si ritorna su Largo San Teodoro, dove troviamo la chiesa omonima e dalla quale partono Vico Gradelle e Scesa Castello, mentre a destra ci si immette in zona S. Lucia. Sulla Via Normanni partendo dal Castello e dirigendosi verso il Tribunale, incontriamo molti Portali che testimoniano la presenza di numerose famiglie ricche in quanto avevano inciso sullo stesso lo stemma della famiglia, oltre a incontrare numerosi piccoli vicoli che tendono a scendere verso la vecchia piazza Municipio e alcune abitazioni che furono occupate da personaggi illustri e cari alla città come Pier delle Vigne, palazzo Tisbi. A concludere il nostro giro tra le bellezze di Melfi come non ricordare ancora le numerose Fontane che si trovano in tutto il centro storico, una per quartiere dove la gente si recava a prendere l'acqua potabile con contenitori di terracotta oggi alcune di loro sono state chiuse e forse potevano essere valorizzate meglio, senza dimenticare le numerose statue di Madonne che trovano posto in nicchie nei vicoli a tutt'oggi esistenti e richiamo per numerosi fedeli. In ultimo non può che esserci la visita al Castello e poi alla vicina Cattedrale, monumenti importanti della città di cui diamo notizie più approfondite in altra sezione.

Palazzi e Portali


La famiglia Caracciolo giunse a Melfi nel 1416: fu Sergianni, segretario della Regina Giovanna II, il primo feudatario di questa dinastia. In seguito, a varie ed alterne vicende i Caracciolo persero addirittura il feudo di Melfi che riconquistarono nel giro di una decina d'anni grazie ad Alfonso D'Aragona. Durante il suo governo, questa famiglia intervenne sul consolidamento della cinta muraria per scoraggiare attacchi nemici alla città. Sulla Porta Venosina ai lati della lapide centrale si trovano gli stemmi di famiglia dei Caracciolo: il "Basilico" e il "Leone Rampante" ormai appena visibile. Nel cortile dell'ex-municipio, sul pozzo è scolpito il ritratto di un Caracciolo. Durante il dominio dei Caracciolo si stabilirono due famiglie nobili tra cui i Mandina che vissero nell'attuale Palazzo Araneo in corso Garibaldi. Ricordiamo anche la famiglia Bindi, legata alla vita politica di quegli anni che abitò l'omonimo palazzo anch'esso sito in corso Garibaldi. Nella stessa via troviamo Palazzo Facciuta, di proprietà di una famiglia di intellettuali, scrittori e poeti. Troviamo ancora Palazzo dei Donadoni, famiglia vissuta alla corte dei Doria ai quali veniva assegnata la funzione vice-governativa del paese. Palazzo Aquilecchia, già di proprietà della famiglia Rondoni, situato in via Vittorio Emanuele. Gli stessi erano titolari di grosse fortune finanziarie e del titolo di "Barone". Sulla volta dell'atrio d'ingresso è affrescato lo stemma della famiglia: una grande aquila bicipite. In via Floriano del Zio si trova Palazzo De Sio: i componenti di questa ricca famiglia erano dei commercianti campani mentre in via Normanni ricordiamo Palazzo Tisbi, i cui proprietari facevano parte dela numerosa corte dei Caracciolo.

R' Trasonn'


 
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