Personaggi Storici - melfi

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Personaggi storici


Francesco Amarena

Salvatore Antonaglia

Gennaro Araneo

Gianbattista Araneo

Vincenzo Bocchetta

Alessandro Cassotta

Antonio Cautela

Angelo Antonio Della Monica

Attilio Di Napoli

Giustino Festa

Pasquale Festa Campanile

Grazia Gresi

Abele Mancini

Michele Mancini

Silvio Montanarella

Lucia Panniello

Carolina Rispoli

Raffaele Nigro

Floriano Del Zio

Francesco Saverio Nitti

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Francesco Amarena

Nato a Melfi nel 1927, studiò a Napoli prendendo la maturità di liceo artistico, e approfondì la propria materia frequentando dei corsi di perfezionamento all’estero. Fu uno dei più grandi pittori e scultori che il nostro paese ricordi.

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Salvatore Antonaglia

Poeta melfitano e canonico, nato nel 1829, pubblicò nel 1901 una raccolta di poesie dedicate soprattutto al campo della lirica. Col nome “Pel campo di Melfi” morì nel 1915.
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Gennaro Araneo

Gennaro Araneo, nato a Melfi nel 1803, canonico della Cattedrale di Melfi, rettore del seminario diocesano, si interessò molto alle origini della nostra terra e fu il primo a pubblicare la più completa e arricchita raccolta di notizie sulla città dopo molti anni impegnati alla ricerca di nuovi e inediti documenti. Nel 1866 pubblicò “Notizie storiche della città di Melfi nell’antico reame di Napoli”. A seguito di ciò, il consiglio comunale di Melfi, il 26 giugno del 1869 lo nominò “cittadino benemerito”; morì nel 1872.
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Gianbattista Araneo

Nato nel 1822 fu sacerdote, poeta e oratore. A lui il pregio dell’istituzione del primo asilo d’infanzia della Basilicata, quello di Melfi ove contribuì con un sostegno morale ed economico. Si ricorda anche per il suo impegno per l’istituzione del tribunale a Melfi dove, unitamente a Giuseppe Sibilla e Basilide Del Zio, si recò a Torino nel 1863 presso il Ministero dell’Interno per l’innalzamento della prosperità del Vulture Melfese. Amici illustri del Gianbattista furono il viaggiatore Lenormant che lo ricordò nel libro “Attraverso la Puglia e la Lucania”, ed il romanziere Alessandro Dumas con il quale si scambiò opere e scritti. Morì nel 1895 con un ultima grande opera: un lascito di lire 10000 all’ospedale di Melfi.
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Vincenzo Bocchetta

Nacque a Melfi nel 1850 e studiò a Napoli all’accademia delle Belle Arti dove imparò l’arte di dipingere. Fu per oltre 40 anni insegnante di disegno architettonico presso l’istituto fisico-matematico di Melfi, oggi denominato Gasparrini. Fondò la “scuola per gli artigianelli”, soprattutto curò molto il settore degli ebanisti ed intagliatori. Alcuni suoi affreschi si ritrovano nella Cattedrale e nella Chiesa del Carmine, oltre che nello stesso istituto Gasparrini. Molte di esse sono andate perdute a causa dell’incuria e delle calamità naturali. Morì nel 1905.

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Alessandro Cassotta

Nato nel 1910, il Cassotta fin dai primi anni della scuola dimostrò una spiccata propensione per il disegno. Tra i suoi maestri, Ercole Bianchi con il quale dipinsero paesaggi e monumenti del Vulture Melfese. Diventò insegnante e dopo il terremoto del 1930, si dedicò al recupero dei monumenti danneggiati. Venne anche nominato "Ispettore onorario delle Belle Arti per il Melfese". Si dedicò anche a scavi ove ebbe importanti scoperte archeologiche. Quelli più belli e significati che la nostra memoria ricordi furono ritrovati in una tomba nella necropoli di Chiuchiari. Si trasferì a Roma proseguendo la sua passione per la pittura e fu nominato membro dell'accademia Tiberina, dove morì all'età di 83 anni.

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Antonio Cautela

Possiamo definirlo poeta dialettale per la sua opera ancora oggi molto ricercata: "La sarcinedda mia", una raccolta di molti proverbi, detti, usi e costumi della città di Melfi. Nato nel 1889, ebbe breve vita e scomparve nel 1928 a causa di una malattia.

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Angelo Antonio Della Monica

Nato in una famiglia agiata, uomo politico e fu anche sindaco di Melfi. Si adoperò molto per le cause del popolo e a proprie spese sostenne molte cause presso la giunta del buon governo di Napoli a favore dei cittadini melfitani. Seguì un periodo nella quale venne allontanato dal tribunale, ma con l'arrivo dei Borboni riprese la lotta politica. Lottò per molti anni fino a quando non fu abbandonato anche dai suoi stessi sostenitori. Fu un esempio di cittadino esemplare contro il dispotismo feudale, esempio e orgoglio della Melfi democratica.

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Attilio Di Napoli

Deputato e avvocato, nacque nel 1883. Fu il primo organizzatore e fondatore del movimento socialista nel meridione d'Italia. Leader della corrente intransigente del socialismo lucano, in contrapposizione a quella più riformista potentina, fu fondatore del giornale socialista "Il Lavoratore", . Fu sindaco di Melfi dal 1911 al 1914 e ministro del lavoro e del commercio del governo di Salerno. Alle elezioni del 1921 fu eletto deputato del Melfese, con l'avvento del Fascismo, nel 1924 ritornò fra il popolo e diventò per Melfi un simbolo della lotta socialista. Durante il fascismo fu oggetto di continue vessazioni e persecuzioni da parte delle camice nere che assalirono spesso la sua abitazione, costringendolo a frequenti allontanamenti da Melfi. Il 14 settembre 1926, mentre nel teatro melfitano venivano suonati la marcia reale e "Giovinezza" per festeggiare lo scampato pericolo di Mussolini dall'attentato dell'anarchico Lucetti, Di Napoli ed il genero, Mauro Salvatore, si rifiutarono di alzarsi, provocando la reazione dei fascisti presenti e riuscendo a stento a mettersi in salvo, protetti da agenti di polizia. Arrestato nel maggio del 1927 sulla base del semplice riferimento alla sua precedente attività politica, venne assegnato al confino per anni due, provvedimento poi commutato in "diffida" con ordinanza della Commissione di Appello del 19 giugno 1927 che ne dispose la liberazione. Caduto il Fascismo, riprese l'attività politica. Personaggio di spicco del Partito Socialista, fu Ministro dell'Industria e Commercio nel II Governo Badoglio (22.04.1944-08.06.1944), non riuscendo però ad essere eletto alla Costituente nel 1946.Morì nel 1953. In sua memoria, è stata intitolata una via della città.

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Giustino Festa

Nato a Melfi nel 1914, da bambino iniziò a fare il calzolaio e a frequentare la scuola del maestro Antonio Ruggiero, direttore del corpo bandistico "Città di Melfi", dove dopo pochi anni entrò a far parte come clarinettista. Dopo anni di gavetta, divenne il direttore della banda e diventò compositore componendo "Golgota", che viene eseguita dal corpo bandistico ancora tutt'oggi nel rito del venerdi santo. Lasciò la città di Melfi ed emigrò a Torino, ove gestì un negozio di calzature, ma non abbandonò mai la passione per la musica e fu a Torino che ebbe molta notorietà, ove compose marce ballabili e canzoni. Partecipò a varie manifestazioni canore e vinse un festival della canzone che si svolse a Melfi negli anni '60, ai quali parteciparono anche i maestri Luciano Fineschi ed Errico Simonetti, Tony Santagata e Bruno Venturini come interpreti ed allora noti personaggi dello spettacolo come Quartetto Cetra, Nino Taranto, Silvio Noto, Alighiero Noschese, Aldo Fabrizi e la concittadina Grazia Gresi. Sempre per la via crucis del venerdi santo, compose altri due canti che vengono eseguiti tutt'oggi: "Peccatore" e "Nell'orto degli ulivi". Morì a Torino nell'anno 1992.

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Pasquale Festa Campanile




Scrittore e regista, nacque a Melfi il 28 luglio 1927 e morì a Roma il 25 febbraio 1986. Negli anni '60 del 900 inventò la commedia italiana, con film come "Rugantino", "Rocco e i suoi fratelli", "Il Gattopardo" e ricordiamo alcuni film da lui diretti: "La ragazza di Trieste", "Le voci bianche", "La Viaccia", "Le quattro giornate di Napoli" e "L'ape regina". Esordì come scrittore con il romanzo "La nonna Sabbella", ambientato a Melfi. Il suo ultimo lavoro fu "Per amore, solo per amore", che vinse il premio Campiello, ponendolo tra uno dei più grandi della novellistica meridionale. A lui è stata intitolata la piazza antistante il Palazzo di Città.

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Grazia Gresi



Nata a Melfi nel 1920, si trasferì a Napoli dove intraprese scuola di recitazione e canto, ma fu nel canto dove fu consacrata come una delle grandi della canzone partenopea. Definita dalla critica "La nuova donnarumma", partecipò a numerose edizioni del festival della canzone napoletana dove si affermò nel 1956 in coppia con Aurielio Fierro, con la canzone indimenticabile "Guaglione". Morì a Napoli nel 2003.

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Abele Mancini

Nato a Melfi nel 1845, storico e poeta, scrisse molte opere tra le quali "Lo studio della filosofia critica-storica", "Dell'applicazione delle critica ai lavori storici", "Dalla critica storica in Italia", "Melfi all'alba del secolo XX", "Capitula et Statuta baculationis civitatis Melphis" dedicata a Giustino Fortunato, nella quale rimarcava che era tempo oramai che il nostro circondario (Melfi, Rionero, Venosa, Palazzo, ecc) ebbe a vivere come una sola famiglia e di smetterla con le innumerevoli bizze e discordie tra le cittadine. I suoi scritti furono molto apprezzati da Matilde Serao, a lui è dedicata la piazza antistante i giardini pubblici a Melfi.

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Michele Mancini

Nato nel 1838 e cugino di Floriano Del Zio, fu più volte sindaco di Melfi. Ricoprì le cariche di consigliere e deputato provinciale e fu uno dei più grandi promotori per la realizzazione della linea ferroviaria "Rocchetta S. A. – Potenza" con l'attraversamento della città di Melfi. Morì nel 1913.

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Silvio Montanarella

Nato nel 1893, frequentò l'accademia navale di Livorno conseguendo il brevetto da pilota di idrovolanti. Fu uno dei fondatori del battaglione San Marco. Nel 1918 fu destinato alla squadriglia San Marco a Venezia, partecipando con D'Annunzio alla battaglia di Fiume. Nel 1940 divenne ammiraglio della Marina. Fu nominato ammiraglio della Marina dal vice re di Etiopia "Amedeo di Savoia, duca d'Aosta". Nel 1916, sposò a Venezia la figlia di Gabriele D'Annunzio, Renata. Scrisse un libro autobiografico dal titolo "Alla conquista del Nilo". Morì a Roma nel 1986.

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Lucia Panniello

Nata 1866, fu una delle poetesse più apprezzate della nostra città. Di lei si ricorda un libro di 125 poesie divise in "Visioni e ricordi", "Voci dell'anima" e "Ultimi canti". In suo ricordo, Melfi gli ha intitolato un largo della città. Morì a Roma nel 1960.

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Carolina Rispoli

Nacque a Melfi il 9 maggio del 1893 e morì a Roma il 28 novembre del 1991 Fece il suo esordio come scrittrice giovanissima, pubblicando la novella "Lotta elettorale" sulla rivista "Vita femminile italiana, con lo pseudonimo di Aurora Fiore e ricevendo i complimenti della redattrice, Sofia Bisi Albini che la accosto a Grazia Deledda. Continuò a scrivere su riviste varie. Nel 1916 pubblicò, a soli ventitré anni, il primo romanzo, "ragazze da marito" con prefazione della stessa Bisi Albini. Sette anni dopo, nel 1923 diede alle stampe il suo secondo romanzo "Il nostro destino" che fu molto lodato dalla critica. Fu poi la volta del libro "Il tronco e l'edera" che risale al 1927, quindi nel 1933 vide la luce "La terra degli asfodeli" e qualche tempo dopo, nel 1938 l'ultimo suo romanzo "La torre che non crolla", opere ambientate nella sua terra di origine. Successivamente la Rispoli di dedicò esclusivamente alla scrittura di saggi, influenzata forse dal marito, Raffaele Ciasca, insigne studioso e sensibile uomo politico. A suo nome è stata intitolata la biblioteca comunale di Melfi.

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Raffaele Nigro



Nato a Melfi nel 1947, scrittore e autore di testi teatrali, lavora a Bari come programmista, regista della RAI. Ha scritto romanzi che hanno riscosso un grande successo, ricordiamo "I Fuochi del Basento" premio Campiello, "Ombre sull'Ofanto" e "La Baronessa dell'Olivento" che racconta la vera epopea di un sud che sogna una repubblica contadina. Da non dimenticare traduzioni e canti popolari lucani "Il Melfese", libro dedicato alla tradizione e ai canti popolari di Melfi. Fra le sue ultime opere troviamo "Dio di Levante" del 1994. Come autore teatrale ha scritto "Il Grasiere", "Bande", "Discarica" e "Hohenstaufen".

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Floriano Del Zio


Nasce il 2 aprile del 1831, e già dai i primi anni di scuola si distingue per la sua intelligenza superiore alla media, tanto che l'attuale vescovo Luigi BOVIO che apprezzate le sue qualità lo sprona a proseguire gli studi. Nel 1850 si trasferisce a Napoli dove si iscrive alle facoltà di Giurisprudenza,Filosofia e Etica. Collabora con diverse testate giornalistiche di tendenza politica, collaborando attivamente con il quotidiano mai riconosciuto "Garibaldi". Ebbe a conoscere grandi personaggi della storia come Cavour e Garibaldi, ritornò a Melfi negli anni in cui iniziavano i primi moti insurrezionali come inviato del Comitato Unitario Nazionale. Nelle elezioni politiche del 1865 si candida e viene eletto nella seconda votazione al ballottaggio , rimane tra gli eletti per oltre 20 anni e non venne più eletto nelle elezioni del 1886. Il 20 novembre del 1891 venne nominato Senatore del regno. La sua popolarità oltrepassò gli oceani e approdò in America, precisamente a Filadelfia, dove venne nominato presidente di una società di operai. Fu iniziatore di importanti disegni di legge per il progresso della Basilicata e della zona del Vulture. Nonostante abitasse a Roma, in occasione di eventi, manifestazioni o gravi lutti era solito rientrare nella nativa Melfi per far sentire la sua presenza tra i suoi concittadini. Si spense a Roma, nella sua abitazione in via Quattro Fontane alle 16 del 31 gennaio del 1914. La nostra cittadina perse uno dei suoi più grandi esponenti del 1800, i funerali si svolsero il 3 febbraio. Il primo maggio dello stesso anno presso la Società Operaia sezione Dante Alighieri inizio la raccolta di fondi per la costruzione di un monumento a lui dedicato e che tutt'oggi troviamo nei giardini in Corso Garibaldi davanti al vecchio tribunale.

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Francesco Saverio Nitti



Uno dei più grandi uomini politici di tutto il meridione e della nostra città, statista e studioso di fama internazionale nasce a Melfi nel 1868 da famiglia non agiata. Dal 1890 al 1919 la sua vita si divide tra lo studio e l'attività politica. Dopo essersi laureato nel 1890 con una tesi sul "Socialismo cattolico" nel 1899 viene nominato professore di Scienze della finanza e Diritto finanziario nell'Università di Napoli. Nel 1904 viene eletto deputato del Collegio di Muro Lucano e nel 1911 Giolitti gli affida il dicastero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, contribuendo in maniera decisiva alla nascita dell' I.N.A. Rieletto deputato nel 1913, un anno dopo si dimette. In piena guerra (1917) è Ministro del Tesoro dedicandosi con impegno ai problemi della guerra e della ripresa economica. Sempre ministro nel suo dicastero si impegna sui temi quali il mantenimento dell'ordine, lo sviluppo di una efficace ripresa produttiva in un clima di accordo tra capitale e lavoro. Nel 1920, in un clima di violenti scontri di classi sociali, organizzazioni sindacali e politiche, accusato da una parte di incapacità a restaurare l'ordine, dall'altra di azione repressiva in tutela della classe borghese, Nitti si dimette da Presidente del Consiglio. Durante le elezioni del 1921, comincia ad essere bersaglio delle violenze dei fascisti. È rieletto, ma si ritira nella sua casa di Acquafredda nei pressi di Maratea. Dopo il 28 Ottobre del 1922 si rifiuta di partecipare ai lavori parlamentari e non riconosce la legittimità del governo fascista. Nel 1923 alcune centinaia di squadristi danno l'assalto alla sua abitazione romana devastandola. Nitti decide di lasciare l'Italia. Il 5 Maggio del 1925 scrive al Re sottolineando le responsabilità della monarchia per la sua convivenza con il regime liberticida. Nel 1926, a Parigi, continua l'attività di organizzazione antifascista. Nel 1943 è prelevato dalle SS e deportato in Tirolo. Torna libero nel Maggio del 1945. È eletto all'Assemblea Costituente; poi è Senatore di diritto. Non partecipò alle elezione del 18 aprile 1948 perché affranto dal dolore della morte della moglie, Antonia Persico, avvenuta due mesi prima. In quanto ex Presidente del Consiglio fece parte del Senato della Repubblica dal 1948 al 1951. L'ultima sua battaglia politica la combattè nelle elezioni della capitale quando, nel 1952, capeggiò una lista civica. Non vinse e stette all'opposizione fino al 20 febbraio 1953, giorno della sua morte a Roma causata da una bronco-polmonite: aveva 85 anni.Ci ha lasciato numerose opere, ricordiamo: L'emigrazione italiana e i suoi avversari (1888), La vita italiana nel Risorgimento (1899), Il Socialismo Cattolico (1891), La popolazione e il sistema sociale (1894), L'Italia all'alba del secolo XX (1901), La città di Napoli (1901), Napoli e la questione meridionale (1903), Il porto di Napoli (1907), L'Europa senza pace (1921), La decadenza dell'Europa (1922), La tragedia dell'Europa (1923), La pace (1925), La libertà (1926), L'inquietudine del mondo (1934), La disgregazione dell'Europa (1938), Rivelazioni. Dramatis personae (1948).


 
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